Diciamo che non ho effettivamente più tempo per star dietro ai blog, comunque sia ben ritrovati. Oggi parleremo di Sovenice, un portale molto interessante che permette di inserire itinerari, descrizioni di location, eventi, arte natura… tutto cio che è inerente o circostante Venezia. Molto molto bello.
Un tempo anche questo blog si ripropneva di abbinare le mappe di google agli articoli, per permettere a chi leggeva il blog di ritrovarsi in quello che è un vero e proprio dedalo su palafitte, ma è evidente che con il passare del tempo gli strumenti si affinano e nascono siti con servizi veramente interesanti. Prima o poi cadrà nelle mani della pubblicità, speriamo tardi, e speriamo con criterio.
http://www.sovenice.com/
Cosa pensereste di una città dove i bambini vanno a nascere altrove? Io penserei che è una città dove le persone non andranno più a vivere, preferendo andare a vivere vicino ad un posto dove ci sia un supporto ospedaliero adeguato.
E’ questo che sta succedendo a Venezia, vogliono spostare il reparto di maternità a Mestre. Pensate a tutti i disagi che si verranno a creare. Un esodo da Venezia verso la terraferma c’è già ma perchè assicurare la trasformazione definitiva di una città in un museo? Una città senza servizi e senza abitanti come altro può esser definita?
In un museo non si nasce.
Firmiamo la petizione: http://firmiamo.it/nascereavenezia
Beh, innanzitutto diciamo che non è maledetta nel senso di “stregata”, niente di tutto ciò. Sicuramente ne ha sentite tante di imprecazioni questa colonna di Palazzo Ducale prima che di fronte al palazzo vennisse costruita l’attuale riva.
Si dice infatti (leggenda?) che alcuni condannati a morte, per offrir loro la possibilità di salvarsi la pelle, venissero fatti passare tra la colonna e la laguna, attraverso uno spazio molto stretto. Non serve dire che la maggior parte delle persone ancor oggi non riesce a passare senza essere “spinto” dalla colonna in “laguna” (se non ci fosse la riva ovviamente :P)
Più persone provano e più è difficile perchè il passaggio (altro non è che la prima base della colonna alta qualche centimetro) si logora sempre più e oggigiorno è molto consumato nella zona centrale dove spesso scorrono i piedi di chi vuol tentare l’impresa prima di cadere.
Ma attenzione: non potete farlo con qualsiasi colonna esterna di palazzo ducale, solo una è leggermente sporgente, tutte le altre hanno un “percorso” più largo ed è molto più facile passare.
Il campanile con la C maiuscola non può che essere quello di San Marco. Migliaia di foto lo ritraggono bellissimo e imponente, longilineo rosso mattone e verde rame in punta. Nessuno nota però il piccolo angelo, recentemente restaurato che, sulla punta del campanile guarda i territori della Serenissima. Sì avete capito bene, l’angelo guarda a 360 gradi grazie alla sua “abilità” di ruotare su se stesso sfruttando il vento. Non ve ne siete mai accorti?
Diffice accorgersene in effetti perchè spesso le foto sono piccole, ma vi fornisco qualche link che può illuminarvi e sicuramente convincervi:
L’angelo guarda verso la biblioteca marciana (e 2)
L’angelo guarda verso la torre dell’orologio (e 2)
L’angelo guarda la basilica di San Marco
Se è ancora poco chiaro… beh venite a vederlo con i vostri occhi. Ma la domanda che vi starete ponendo è “perchè?”. Perchè l’angelo gira? E’ simbolico? E’ pratico? Forse entrambe le cose.
Che l’angelo sia come un angelo custode per la serenissima e per svolgere tale compito debba guardare ovunque è sicuramente un’interpretazione suggestiva. La praticità è però indubbia: l’angelo indica la direzione del vento utile alle imbarcazioni attraccate nel bacino di San Marco, indicazione che non può essere fornita dalla torre dell’orologio di cui abbiamo parlato non molto tempo fa in occasione del restauro.
E oggi che questo compito non viene più svolto? Resta la tradizione popolare: se l’angelo guarda verso il Lido di venezia allora non è il caso di andare in spiaggia mentre se guarda verso la piazza significa che in spiaggia non piove. Pittorescamente: o l’angelo piscia in piazza o in spiaggia, come dicono i veneziani.
Nota: l’angelo non è affidabilissimo e sulla punta della dogana (vicino alla Basilica della Salute) c’è un secondo segnalatore che vedremo prossimamente.
Mappa
Il lavoro del Gondoliere è un lavoro maschile. Di conseguenza “gondoliera” non esiste. Molti veneziani però, son sicuro, la chiamano così. Questa ragazza tedesca ha cercato per 4 volte di passare l’esame e diventare Gondoliere. Adesso il TAR ha sentenziato che un albergo può avere il suo gondoliere per portare i turisti in giro per Venezia e Alexandra Hai ne ha subito approfittato.
Brava a fare il suo lavoro nell’ultima foto scattatale appare come un maschiaccio, forse per confondere i colleghi maschi che “non la vogliono”. Sembra di essere all’asilo. Se una donna vuole fare il gondoliere perchè impedirglielo? Perchè va contro la tradizione? Ci sono moltissimi lavori che inizialmente erano solo maschili e queste barriere sono state superate molto tempo fa, perchè per Alexandra dovrebbe essere diverso? Forse perchè non ha origini italiane ma tedesche?
Io tifo per Alexandra.
Io ho firmato la petizione su carta perchè merita. Un concerto di queste dimensioni nel parco pubblico non a pagamento più grande d’europa, nel parco che con tanto impegno il comune e la regione cercano di “coltivare” con tutti i problemi derivanti dalla vicinanza con Marghera e da un terreno non proprio fertile che si sta cercando di risanare. A san Giuliano ci sono inoltre molti specie protette provenienti dal vicino parco del wwf.
In questi giorni circola una mail che espone le perplessità riguardo l’evento e i problemi che comporterà:
Egregi Signori,
desidero esprimere totale disappunto per la scelta di organizzare l’Heineken Jammin Festival nel Parco di S.Giuliano, zona inadatta sotto vari punti di vista.
Da ormai 20 anni S. Giuliano è sede del canile, i cui ospiti - molti dei quali anziani e traumatizzati - non sopporterebbero il grandissimo stress derivato da musica rock a forte volume, dal pomeriggio alla notte per 4 giorni consecutivi, e dal rumore prodotto dalle stesse 200.000 persone al giorno; sapendo che i cani hanno un udito di 10 volte superiore il nostro, sono in sincera apprensione per gli ospiti del rifugio e per le pesanti ripercussioni sul loro stato di salute fisico-mentale.
Inoltre il Parco doveva rappresentare l’inizio di una politica di conservazione e salvaguardia dell’habitat lagunare, in grado di invertire i processi di degrado dei patrimoni naturali esistenti sul bordo lagunare (sito Ente Parchi).
Questa situazione è incompatibile con un festival del rock che prevede un afflusso al parco di circa 1 milione di persone; il solo calpestio comprometterebbe la crescita dei giovani alberi e arbusti e dell’erba.
Per tutti questi motivi, dettati dal buon senso, chiedo di rivedere al più presto la Vs decisione.
Anche se mi considero un buon conoscitore di Venezia e della sua storia (non so tutto), devo ammettere che la storia di quest’isola l’ho scoperta solo pochi giorni fa grazie ad un documentario che parlava dello scavo archeologico fatto di recente per riportare alla luce il monastero medioevale che sorgeva su questa piccolissima isola e che la occupava in gran parte.
La storia di quest’isola comincia nel 1013 con la fondazione della prima chiesa e il primo oratorio Agostiniano dedicato a San Marco de Lama (anche chiamato San Marco de Bocca Lama da cui deriverebbe il nome dell’isola). Alcuni affermano però che già dal 960 sorgesse una chiesa dedicata a Maria.
Gli archeologi dell’ultimo scavo erano alla ricerca del convento agostiniano e della chiesa annessa: non si sarebbero mai aspettati di ritrovare due imbarcazioni, una Galea e una Rascona e moltissimi resti di scheletri umani. L’intervento è stato inoltre molto difficoltoso per la necesità di riportare alla luce l’intera isola liberandola dalle acque e lavorando velocemente nel fango, prima che le pareti metalliche, poste opportunamente onde favorire la rimozione dell’acqua, cedessero sotto l’enorme pressione che la stessa esercitava dall’esterno.
Non è difficile immaginare e giustificare la presenza degli scheletri nell’isola. Essendoci un convento era infatti molto plausibile ci fosse anche un cimitero, e fonti storiche hanno confermato che effettivamente quest’isola era un luogo di sepoltura per appestati.
La sorpresa sono state le due imbarcazioni, i cui scafi risultano praticamente intatti. Si tratta di un ritrovamento unico, essendo l’unico esempio di galea mai ritrovata fino ad oggi. L’importanza è aumentata dalla grande segretezza dei progetti dell’arsenale (l’officina dove venivano costruite le navi veneziane), segreti che lo studio di queste due imbarcazioni porteranno alla luce. All’interno della galea è stato rinvenuto un graffito che rappresenta la galea stessa, veramente suggestivo se pensiamo possa esser stato eseguito da uno dei rematori o altro “marinaio”.
Oggi le due imbarcazioni e i resti del monastero e del cimitero si trovano ancora in questo luogo, protetti opportunamente per limitarne il degrado e nuovamente sommersi dall’acqua lagunare.
Già nel 1320 cominciano i problemi con la marea e nel 1328 vengono completati i primi lavori di risanamento che fanno letteralmente risorgere l’isola. Questa muore nel 1400 quando viene abbandonata dagli ultimi canonici, a causa delle condizioni malsane che ormai avevano raggiunto livelli intollerabili. La causa di queste condizioni era proprio l’acqua che, pian piano, erodeva e distruggeva tutte le strutture erette dall’uomo, compreso l’argine costruito nel 1452, ultimo tentativo di salvezza.
L’origine etimologica del nome campanello probabilmente è intuibile. Nelle case veneziane un tempo si tirava una maniglia collegata con un filo metallico ad un campanello per farlo suonare. Non mi sarei mai aspettato di trovare uno di questi campanelli ancora funzionanti a Venezia, e invece eccolo qui:
21 gennaio 2007 Hosted on
Zooomr
manca un mese circa a carnevale e già nei supermercati di Venezia e dintorni cominciano a fare la loro bella figura i crostoli, anche chiamati galani, chiacchiere o bugie. Cosa sono? Beh innanzitutto sono un dolce tipico del carnevale veneziano che accompagna le più famose frittelle (allo zabaione o con l’uvetta) e alle castagnole. I mastri pasticceri veneziani gareggiano ogni anno per fare nel migliore dei modi questi dolci che variano moltissimo a seconda dell’impasto utilizzato.
I galani in particolar modo possono essere più spessi e fragranti o fini e friabili, con zucchero a velo o zucchero grezzo, dai bordi frastagliati o meno; in ogni caso sono una bontà infinita, si sciolgono in bocca. Ecco quindi la prima ricetta trovata in rete (spetterà a voi trovare la migliore se esiste):
Ingredienti
• 3 cucchiai di olio
• 3 uova intere
• 3 cucchiai di zucchero
• 3 cucchiai di grappa
• 3 cucchiai di aceto
• 1 pizzico di sale
• 1 bustina di lievito per dolci
• q.b. di farina 00
Preparazione
Impastare bene tutti gli ingredienti elencati in modo che risultino ben amalgamati. Mettere tanta farina quanta ne serve per ottenere un impasto sodo, elastico e non appiccicoso. Tirare la sfoglia con la macchinetta per la pasta, tagliare dei rombi con la rotella tagliapasta e friggere in olio caldo fino a doratura. Scolare, spolverizzare di zucchero a velo e gustare.
Presentazione
Fantastici, friabili per molti giorni, asciutti perché assorbono pochissimo olio. Provare per credere.
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